Festival Arte Fede

Il Programma 2010

“Vocazioni e Passioni”

Tema dell'edizione 2010

“L’anno sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI in occasione dei 150 anni dalla morte di San Giovanni Maria Vianney (il curato d’Ars), ci dà lo spunto per dedicare la Vª Edizione del Festival d’Arte e Fede non solo alla figura del sacerdote, ma anche ad un tema complementare a quello sacerdotale, ma a più ampio spettro, di carattere comunque vocazionale nel senso più vero ed esistenziale del vivere: “Vocazioni e Passioni”.
Il Festival 2010 si prefigge di cogliere, nell’universo delle molteplici vocazioni dell’umanità, l’esperienza di personaggi viventi o del passato, religiosi o laici, capaci di entusiasmarci con la propria “storia”. Storie di vocazioni e di passioni, vite spese alla ricerca di un’identità, per la realizzazione di un sogno, di una missione, di un qualcosa di più grande, di un progetto divino, senza saperlo fino in fondo…in cammino. Uomini e donne con i propri talenti da spendere, seguiamo nell’arco della vita quel percorso misterioso che ci conduce ad essere ciò che siamo nel presente e quel che saremo domani nella storia. L’esperienza vocazionale è un fatto interiore e personalissimo: può nascere da un desiderio di bambino o da un ravvedimento di adulto, scaturire da un avvenimento apparentemente banale o assai significativo, da un’emozione umana o da un’ispirazione divina; ma prima o poi diventa ricerca ed infine consapevolezza che si afferma. Ma come si coglie una vocazione? Come si coltiva una passione? Un’anelito soprannaturale spinge ogni creatura, protesa alla scoperta di sé, del mondo e del trascendente, a perseguire una strada di conoscenza, di discernimento, di disciplina interiore, di perfezionamento, di amore, fino, nei casi più emblematici, alla passione intesa come donazione totale di sé (Passio Christi). In questo le esperienze del sacerdote si intrecciano con il percorso degli artisti, con il vissuto di ogni uomo di buona volontà che è “alla ricerca”, chiamato (vocato-vocazione) ogni giorno a costruire “con passione” una nuova civiltà della Pace, della Bellezza e dell’Amore. Da qui la luce che irradiano queste esistenze così appassionate ed autentiche, pietre vive di una città in costruzione, la Città di Dio (Corpus Domini) nella città degli uomini.”

(di Alessandro Lardani)


CARAVAGGIO: L’URLO E LA LUCE

Mostra a cura di Roberto Filippetti

Nel 2010 ricorre il IV centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610). Il titolo della mostra, L’urlo e la luce, vuole fissare icasticamente la “cifra” di un percorso creativo segnato da una sempre più profonda e drammatica ricerca della verità ultima delle cose. La mostra riproduce a grandi dimensioni e ad alta definizione digitale 31 opere dipinte tra l’ultimo lustro del ‘500 e il primo decennio del ‘600, ma presentate non in sequenza cronologica, bensì tematica. Ne viene la possibilità di dare uno sguardo panoramico e sincronico sui capolavori di quegli anni di svolta epocale, nella forma di un racconto scandito in cinque capitoli; ovvero è come entrare in un ideale museo ove le 31 opere siano disposte in cinque stanze. Il visitatore è invitato ad immedesimarsi in ciascuna scena e diventarne partecipe, perché in essa si mostra e accade il dramma dell’esistenza: l’urlo, ossia la problematicità del reale in cui tutto per natura precipiterebbe tragicamente nel nulla se non irrompesse la luce della Grazia a chiamare, convocare e ultimamente salvare. La mostra è curata dal professor Roberto Filippetti, già noto al grande pubblico perché da anni percorre l’Italia per introdurre bambini, giovani e adulti all’incontro con la grande arte, letteraria e pittorica.


26 Maggio/13 Giugno - Palazzo dei Sette

Spettacolo treatrale: "IL GIULLARE PELLEGRINO"

Il lungo viaggio di un giullare verso Santiago de Compostela

Il Medioevo ha consegnato ai posteri, oltre a una infinita schiera di battaglie ed eventi, opere d'arte e dell'ingegno, equilibri politici e religiosi, anche numerose tradizioni ancora oggi esistenti. Tra queste la dimensione del pellegrinaggio, come cammino di penitenza e redenzione verso una meta sacra da guadagnare per mezzo dei sacrifici e delle fatiche del proprio lungo viaggio.
A viaggiare erano tutti: ricchi e poveri, laici e religiosi, per ragioni di fede o di commercio. I più si muovevano a piedi, creando così delle strade stabili di percorrenza che collegavano l'Italia con il Nord Europa, per le cui vie si inserivano tutti i pellegrini diretti ai maggiori centri di pellegrinaggio: Roma, la Terrasanta, Santiago de Compostela. I viaggi erano lunghi, lenti e faticosi; capitava dunque che i pellegrini, strada facendo o durante le soste, si sostenessero reciprocamente raccontandosi storie e leggende. Erano per lo più racconti ispirati ai luoghi visitati e ai santi verso cui si stava procedendo; aneddoti nei quali la spiritualità cristiana si coloriva e mescolava con la fantasia popolare del tempo.

Prendendo spunto da testimonianze dell'epoca lo spettacolo narra e ricostruisce tappe e usanze di un ipotetico pellegrinaggio medievale da Roma fino a Santiago de Compostela. Raccontatrice della storia è una giullaressa che, affrontando il cammino in prima persona, rivive tappa dopo tappa il lungo viaggio che, attraverso i percorsi della Via Francigena, della Via Podense e del Cammino di Santiago, attraversa l'Italia, la Francia e la Spagna. Un pellegrinaggio dell'anima che alterna quadri storici, episodi buffi, racconti spirituali, canti e grammelot, in un'emozione unica che cresce ad ogni passo fino all'arrivo alla sacra meta agognata. Jobel Teatro è un progetto artistico nato a Roma nel 2000 dall'esperienza e dalla passione artistica del regista Lorenzo Cognatti. Gruppo stabile di ricerca, produzione e formazione teatrale si impegna nella realizzazione e distribuzione di eventi artistici in tutta Italia. Dal 2003 gestisce il Centro Jobel: centro di produzione e formazione teatrale alle porte di Roma. www.jobelteatro.it

2 Giugno - Palazzo del Capitano del Popolo - Sala dei 400 - ore 21.15

“FICTION e FEDE”

Incontro-Dibattito










S.E. Mons. Giovanni Scanavino (Vescovo di Orvieto-Todi) - Franco Nero (attore) - Giulio Base (Regista Don Matteo 7)
Monica Guerritore (attrice) - Giovanni Capetta (Story Editor-Lux Vide spa)
Sergio Perugini (Dott. di ricerca in Cinema-Università Roma Tre e LUISS)
Don Nazzareno Marconi (Esegeta, Rettore Seminario Regionale di Assisi)


La Lux Vide è una società leader nella produzione di fiction in Europa. Fondata nel 1992 da Ettore Bernabei, Lux Vide nasce con lo scopo di produrre programmi televisivi di alto valore artistico e culturale, destinati ad un pubblico familiare. L’azienda si fa subito conoscere in tutto il mondo per il progetto BIBBIA: 21 prime serate televisive prodotte fra il 1994 e il 2002 e vendute in 140 paesi. La miniserie “Joseph” ha vinto il prestigioso Emmy Award, l’Oscar della Tv americana, mentre “Jesus” ha ottenuto un rating di 25 milioni di spettatori negli Stati Uniti. Dopo il progetto BIBBIA, Lux Vide si è impegnata nella realizzazione di miniserie sui grandi personaggi del Novecento: “Papa Giovanni”, “Madre Teresa”, seguito da un ciclo di fiction dedicato alle storie dei santi (“Padre Pio”, “Don Bosco”, “Chiara e Francesco”). Con questi progetti la Lux Vide è riuscita nell’impresa di divulgare le radici cristiane attraverso il medium televisivo, coniugando le grandi ambizioni artistiche con il favore del grande pubblico, incluso il recente successo televisivo di “Sant’Agostino”. Ma Lux Vide è anche leader nella lunga e media serialità di casa nostra. La serie di punta è “Don Matteo”, ormai un classico della televisione italiana arrivato alla settima stagione.

Canti della Corale Polifonica della Cattedrale “Vox et Iubilum”, diretta dal M° Stefano Benini.

4 Giugno - Duomo di Orvieto

Italian Light - Luce Italiana

Mostra fotografica di Douglas R. Gilbert

“Ho cominciato a fotografare la luce Italiana nel 1999. Non ero pronto, a giudicare dall’intensità della mia reazione, a quello che avevo trovato. Dovunque andavo in Italia - paesi di collina, grandi città, campagne, litorali di mare - scoprivo la luce come una forte presenza. La luce italiana è potente e rivelatrice sia nei più forti chiarori che nelle ombre. Posso guardare dentro le ombre e vedere dettagli, colori, gradazioni di grigio diverse da qualsiasi altro luogo che io abbia mai visitato. Non mi sorprendo che gli artisti siano venuti a dipingere in questa luce da secoli e che questa luce sia stata un aspetto essenziale della loro formazione artistica”.


Monastero San Paolo - 9 Maggio/20 Giugno

Franco Nembrini: “La speranza in Dante”

Commento del XXXIII Canto del Paradiso

Il prof. Franco Nembrini è legato a Dante come Dante lo era a Virgilio: da «lungo studio e grande amore». E’questo legame che dà alla sua interpretazione una grande libertà, che è al tempo stesso fedeltà e rigore. Come scriveva Ugo Foscolo, Dante “descrive tutte le passioni umane, tutte le azioni, i vizi e le virtù. Li colloca nella disperazione dell’Inferno, nella speranza del Purgatorio, nella beatitudine del Paradiso”, esaltando il valore dell’individuo, la sua volontà e libertà, messa costantemente a dura prova, di scegliere tra il Bene ed il Male. Gli incontri del professor Nembrini sono raccolti in 3 libri dal titolo suggestivo “Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante”. Il tema principale, che irradia di senso tutto il percorso dantesco, è la centralità dell’io: lo smarrimento del proprio sé è il maggior ostacolo sulla via della conoscenza. Nella concezione medievale l’uomo, in rapporto strutturale e naturale con Dio, “prendendo coscienza di sé, capisce di essere apertura all’Infinito, all’Eterno, al Mistero.” L’uomo è chiamato a riconoscere il proprio male (Inferno), a superarlo in un cammino di purificazione (Purgatorio) per accedere alla visione beatifica di Dio (Paradiso). Il tema del destino è evidenziato dal ricorrente riferimento alle “stelle”. Non è un caso che ogni cantica si conclude con il richiamo alle stelle. L’uomo è in rapporto con esse perché capace di vedere, di fissare lo sguardo. “La vita è essere evocati, vocati, chiamati. La vita è vocazione, cioè se tu guardi le cose, le cose urgono ad un significato, chiedono una risposta a te, la realtà ti chiama”. Nel mistero dell’Essere “che move il sole e l’altre stelle”, il cuore ritrova l’obiettivo della vita, da cui, troppo spesso, la paura della morte lo di-verte. Lo sguardo dantesco con-verge, invece, su ciò che è essenziale, con-vertendoci nell’abbraccio di Dio, nell’abbraccio della verità. Franco Nembrini è nato a Trescore Balneario (BG) nel 1955 E’ docente di italiano e storia nella scuola statale, è uno dei promotori della scuola media libera “La Traccia” di Calcinate.

E’ stato Presidente della Federazione Opere Educative dal 1999 al 2006, ha fatto parte del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, della Consulta Nazionale di pastorale scolastica della CEI e della Commissione per la parità scolastica del Ministero dell’Istruzione.


28 Maggio - Palazzo del Capitano del Popolo

Mino Milani: “La guerra sia con me”

Incontro con l’autore e Lettura teatrale.

Mino Milani è nato a Pavia nel 1928. Giornalista, storico e narratore, ha pubblicato numerosi romanzi per le maggiori case editrici italiane. Milani ha esordito nel 1953, scrivendo racconti per ragazzi sul "Corriere dei Piccoli". Padre di alcuni dei più fortunati personaggi della letteratura per giovani, ha pubblicato anche romanzi destinati ad un pubblico più maturo. Il suo più grande successo, "Fantasma d'amore", è stato tradotto in pellicola, diretto dal regista Dino Risi e interpretato da Marcello Mastroianni e Romy Schneider. Numerose sono poi le pubblicazioni a carattere storico: la sua biografia di Garibaldi è tra le poche opere italiane tradotte anche in cinese. Ed ecco, allora, anche San Rocco, in una splendida vita immaginaria che Milani si inventa: La guerra sia con me. Non la guerra che combatteva da mercenario, ma quella contro la disperazione, contro il mal di vivere, contro la morte interiore; contro la paura, in fondo, perché come ci ricorda sempre, il coraggio è la forza di vincerla. Così, con uno stile secco che asciuga ogni sensazionalismo, emerge come una indicazione, sempre, la figura dell’eroe, anzi il vivere eroicamente, a qualunque età, in qualsiasi tempo e occasione, a dire che anche Garibaldi è stato un ragazzetto, San Rocco un ricco mercante, che anche loro hanno avuto giorni ordinari. E il mondo stra-ordinario dell’avventura, che si oppone a quello ordinario di ogni giorno, scintilla, spalanca orizzonti, necessita di impegno continuo; coinvolge in una vita piena, certo, ma non solo quando si è pieni di entusiasmo, anche e soprattutto quando sarebbe bello impigrirsi, fermarsi, starsene in pace. Leggendo Milani, si intuisce improvvisamente il Vero, l’Autentico. Rodari scriveva: "Per raccontare avventure, secondo me, tra quanti sono nati dopo Emilio Salgari non c’è nessuno più bravo di Mino Milani in Italia. E se ce n’è uno in Europa, io non lo conosco." Ma coi suoi libri non si ha di fronte solo una gran bella storia, si capisce cosa significa leggere, si attua una pedagogia nella lettura: ci si trova davvero dentro, non solo alle pagine, ma anche a se stessi, e si incontrano in quegli strani maestri compagni di viaggio, che sono in fondo quello che cerchiamo e che danno luogo ad ogni formazione. Ci si ferma, durante la lettura, e ci si chiede noi cosa avremmo fatto, lì, in quel momento, e si pensa che sarebbe bello diventare come loro. Si rimane impietriti, come stupidi, quando chiedono anche a noi "e cosa sarai, dunque?". (di Nicola Galli Laforest)


29 Maggio - Nuova Biblioteca Pubblica “L. Fumi”
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